Introduzione
"Ciò che rimane quando l’illusione della separazione svanisce resta semplicemente quello che è."
Quello che è ha innumerevoli nomi, uno dei quali è non dualità.
La non dualità non è una via, né una spiegazione, né una fede.
È ciò da cui nascono le innumerevoli vie, le elaborate spiegazioni e le interminabili fedi.
Non è una filosofia, non è un’informazione, né una comprensione o una consapevolezza.
È la fonte di ogni filosofia, di qualsiasi informazione, di ogni comprensione e di tutte le consapevolezze.
Potreste fermarvi o procedere, e non sareste mai né troppo lontani né troppo vicini ad essa; potreste parlare o tacere, e non sareste mai né troppo chiari né troppo confusi riguardo ad essa.
È ciò che è.
La non dualità è la madre di tutti i paradossi e, come tale, non può essere spiegata attraverso la comprensione mentale.
Non è contrapposta alla dualità, ma ne è la faccia nascosta della stessa medaglia.
Le parole, che nascono nella dualità e per natura la portano con sé, non potranno mai farla emergere per ciò che è. Tuttavia possono indicarla, così come un cartello invita a proseguire mostrando una possibile direzione, senza dire nulla sulla meta.
Per questo motivo qualsiasi messaggio, parola o frase che provenga dallo stato di non dualità non implica un insegnamento, né un giudizio, una guida, una regola o una certezza; non richiede alcuna pratica o mansione particolare, può essere solo riconosciuta. Qualsiasi domanda posta, e la risposta che ne segue — verbale o non verbale — non è che un tentativo inutile di trovare ciò di cui siete già composti.
Ciononostante, se la risonanza lo permette, in chi ascolta qualcosa a volte può incrinarsi e cedere, lasciando emergere ciò che è sempre stato. E, dalla contrazione illusoria dell’ego, può essere abbracciato l’infinito impersonale e incondizionato.


